Non ripetere gli stessi errori

“L’arte del governo non si riduce alla sola competenza” è l’esordio del paper del Centre for Policy Studies. Anche se così fosse, la pagella dell’esperienza a Palazzo Chigi del centrodestra degli ultimi vent’anni faticherebbe a raggiungere la sufficienza. Sono necessarie “politiche efficaci”, prosegue il think tank, ma soprattutto un’ideologia che catalizzi il consenso elettorale “facendo leva sui principi morali e sui valori intellettuali”. di Pietro Salvatori - Tutte cose
14 AGO 20
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Abbiamo chiesto ad alcuni blogger di area liberale e/o di centrodestra di leggere il manifesto per una nuova destra pubblicato ieri dal Foglio, e di commentarlo alla luce dell'annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi come candidato premier nel 2013.
“L’arte del governo non si riduce alla sola competenza” è l’esordio del paper del Centre for Policy Studies. Anche se così fosse, la pagella dell’esperienza a Palazzo Chigi del centrodestra degli ultimi vent’anni faticherebbe a raggiungere la sufficienza. Sono necessarie “politiche efficaci”, prosegue il think tank, ma soprattutto un’ideologia che catalizzi il consenso elettorale “facendo leva sui principi morali e sui valori intellettuali”. Un’issue che sembrava essere stata colta agli albori dell’esperienza di Forza Italia. La “rivoluzione liberale”, slogan che nel tempo si è logorato e svuotato di contenuto, andava in questa direzione. Un filo conduttore politico e culturale da srotolare per costruire l’architettura sulla quale disegnare il paese. Ma anche un’idea dalla quale sviluppare una narrazione pubblica che dotasse di senso una serie di misure e provvedimenti spesso di difficile comprensione per l’elettore. Un combinato disposto che portò anche “la casalinga di Voghera” a sentirsi parte di una collettiva spinta al cambiamento.
Negli anni, l’esercizio del potere e la distorta polarizzazione del dibattito pubblico hanno disgregato quella spinta iniziale. La classe dirigente del centrodestra si è prestata troppo facilmente all’oziosa contrapposizione tra chi ha sostenuto i governi di Silvio Berlusconi quali argini al potere della sinistra – troppo facilmente liquidata come “comunista” – e chi si è accanito nell’additare come torbida e sconveniente la vita privata del presidente del Consiglio. Uno schema diventato sempre più pretestuoso con il passare del tempo. Se l’esperienza dei tecnici ha un merito, è quello di aver costretto i partiti a confrontarsi su temi concreti. Un terreno dove si è palesata l’inadeguatezza del partito del predellino. Che prima di incaponirsi sui temi spiccioli della giornata politica, lanciare zoppe rivoluzioni presidenziali o primarie a rischio boomerang, dovrebbe decidere cosa vuole fare da grande. Non importa se il punto di arrivo sarà quello del popolarismo federato (con la Lega?) sul modello tedesco Cdu-Csu, del conservatorismo britannico o del gollismo parastatalista alla francese. O magari un ritorno in auge della bizzarra ma geniale soluzione all’italiana del partito liberale di massa. Il centrodestra può ripartire solamente dotando di senso la propria presenza nell’agone politico e nel dibattito culturale del paese. Silvio Berlusconi è stato il primo ad intuirlo, e a provarci. Ha fallito. Spieghi a chi verrà dopo di lui come non ripetere gli stessi errori.
di Pietro Salvatori - Tutte cose